“Dopo il No alla fusione tra Senigallia e Morro, uno ancora più forte a Terre Marca Senone”

Il Comitato vittorioso nel referendum del 2016: “agli amministratori piace vincere facile”

23 ottobre 2018: secondo anniversario della vittoria del NO alla fusione per incorporazione tra Senigallia e Morro d’Alba. Un NO anche più forte all’Unione dei Comuni delle cosiddetteTerre della Marca Senone.

Due anni sono trascorsi dal referendum comunale con cui i senigalliesi e i morresi hanno respinto al mittente il progetto di fusione per incorporazione tra Senigallia e Morro d’Alba. Si trattava di un’operazione senza capo né coda, basata su uno studio di fattibilità scritto da una o più mani ignote, quasi celata dai rispettivi amministratori e certamente non spiegata ai cittadini di entrambi i comuni (salvo l’attività di informazione svolta da questo Comitato).
Un autentico sproposito, costellato di una tale quantità di criticità che il Comitato per il No ha evidenziato puntualmente e di cui ha informato, appunto, in modo chiaro e capillare i cittadini chiamati a dire Sì o No attraverso il referendum.
Dopo circa un anno (novembre 2017), Senigallia fa parte però di un’unione comunale voluta, anzi imposta, dagli stessi amministratori della tentata fusione. Anche l’unione si è basata su uno studio di fattibilità di ignoto autore e, cosa grave, è “passata sulla testa” dei cittadini, la cui volontà è stata semplicemente ignorata: nessun referendum. Anche perché la legge non lo prevede, direbbero i lungimiranti amministratori locali. Gli stessi amministratori che, nel presentare la proposta, han detto che ci stavano lavorando da due anni (leggi, novembre 2015).
Le stesse critiche che il Comitato aveva portato all’incorporazione di Morro, sono tanto più valide in riferimento alla Unione dei Comuni delle Valli del Misa e del Nevola (ma mancano Corinaldo Castelleone): si tratta di una escrescenza amministrativa che a lungo termine è destinata a produrre nuovi inutili costi della burocrazia; dal punto di vista dei cittadini, è facile prevedere, se non già in atto, un abbassamento della qualità dei servizi al quale corrisponderà un innalzamento delle tasse locali uniformato a quelle della città più grande, Senigallia.
Stavolta però i cittadini non hanno vinto nessun referendum, semplicemente perché – il legislatore non lo ha previsto per questo procedimento.
A loro piace vincere facile.
Da
Riccardo Pizzi, Leonardo Badioli, Catia Fronzi, Alessandro Curtatoni
per il Comitato NO alla Fusione (e NO all’Unione)